Oggi è domenica, mi sveglio e sono sempre immerso nelle
nubi. Forse questa è l’isola dove la pioggia orizzontale si sente di più.
Rimando allora il giro nel parco, sarebbe inutile scalare in mezzo alla nebbia
e non vedere nulla. Mi dirigo a San Sebastian per fare colazione, la capitale è
famosa perché è stato l’ultimo porto sicuro di Cristoforo Colombo nel suo
viaggio verso le indie. Qui infatti è possibile vedere l’abitazione dove ha dormito
e la piccola chiesa dove ha ricevuto la benedizione. Purtroppo gli orari non
sono fortunati e non riesco a visitare la casa, riesco a vedere invece gli
interni della chiesetta. Mi è anche impossibile visitare il parco della città,
con al centro la famosa Torre del Conde, dove si rifugiarono i conquistatori
per giorni dopo aver fatto inalberare gli indigeni. Purtroppo c’è una festa
privata e mi devo accontentare di vederla dall'alto. Riprendo la mia macchina e
mi dirigo verso Laguna de Santiago, dove ho deciso di mangiare. Quasi arrivato
al parcheggio vedo cadere una centaura, ma non faccio a tempo a scendere dalla
macchina che la Guardia Civil è già intervenuta. Sempre pronti a salvare una
bella ragazza. Fortunatamente non si è fatta nulla, ha solo appoggiato la moto
in una curva stretta.
È davvero impressionante come il tempo cambi dall'alto al
mare. Nelle due città visitate c’è un
bel sole, mentre alla pensione nebbia e freddo! Faccio due passi e cerco dove
mangiare, poi scelgo di coccolarmi e vado in un bel ristorante dove spendo un
po’, per gli standard dell’isola. Finito il pranzo e fatta una bella
passeggiata sul lungomare decido di proseguire e mi dirigo lentamente verso la
pensione ma facendo strade secondarie. Passo sotto la vetta dell’isola che per
qualche momento è scoperta dalle nubi. Passo attraverso vari paesini che sono davvero
minuscoli e ringrazio di avere con me il navigatore, che anche se non è
aggiornato al massimo per le vie delle Canarie, mi da un’indicazione di massima
per la destinazione.domenica 31 gennaio 2016
Il sud de La Gomera
sabato 30 gennaio 2016
Da El Hierro a La Gomera
Purtroppo è arrivato il giorno di lasciare El Hierro. Il
vento è forte ed il mare mosso, decido di fare solo colazione e lasciare
perdere il pranzo, non vorrei stare male sui traghetti. Visto che il traghetto
è nel primo pomeriggio decido di allungare il giro e passare dalla vecchia
strada, è impressionante vedere che La Laguna è al sole e appena si sale un po’
si viene inghiottiti dalle nubi. Arrivo con un certo anticipo al porto, dopo
aver gironzolato un po’ senza meta ed aver acquistato delle Quesadillas, il
dolce tipico dell’isola, da portare a casa.
La partenza è in orario, purtroppo però appena usciti dal
porto si sente l’onda lunga, veniamo informati dal personale che è meglio stare
seduti. Guardando un po’ di film mi faccio partire buona parte del viaggio,
arrivato a Tenerife devo cambiare compagnia per procedere a La Gomera. Ho
calcolato abbastanza tempo per il cambio e prendo senza problemi anche il
secondo traghetto, ormai sta facendo buio. Il viaggio sulla seconda tratta è
molto corto, ma decisamente più movimentato, sento decisamente l’imbarcazione
colpire il mare dopo essersi alzata, ma alla fine trovo la macchina senza
problemi. Col navigatore già impostato raggiungo il mio soggiorno per le
prossime notti in meno di un’ora guidando in mezzo alle tenebre. Parcheggiato l’auto
entro nel baretto che fa anche da affittacamere e ristorante, ottengo le chiavi
e dopo aver portato tutto in stanza vado a mangiare. Satollo mi dirigo a
riposare.
Il mattino dopo mi sveglio un po’ deluso, c’è una nebbia da
far paura e non so che fare. Mi dirigo al punto informazioni del parco
Garajonay di La Laguna Grande. Prendo la cartina dei sentieri e chiedo due
informazioni alla guida ma decido di non fare percorsi in mezzo alla nebbia e
con poco più di 10°C. Guardando la mia Lonely Planet mi decido ad andare a
Valle Gran Rey dove il tempo normalmente è buono. A poco più di venti minuti
trovo tutto un altro clima: sole e più di 25 gradi. Sono sconvolto.
Rigenerato decido di procedere verso il nord dell’isola. Mi
dirigo verso Vallehermoso e proseguo fino al suo sbocco sul mare. Il tempo è
decisamente peggiore, qui siamo verso nord ed i venti soffiano forte ed il mare
è abbastanza agitato e vedendo le piscine quasi in riva al mare capisco che dev’essere
quasi sempre così. Sarebbe anche bello da vedere il castello sul mare ma la
strada è chiusa per pericolo frana, e da un po’ di tempo da quello che vedo…
Proseguendo verso la meta successiva passo molto vicino a Roque Cano che
sovrasta la cittadina appena visitata. Vorrei mangiare a Las Rosas dove c’è un
ristorante conosciuto per via dei camerieri che si esibiscono col Silbo Gomero,
ma purtroppo arrivo un po’ tardi (anche per gli standard Spagnoli) e dopo un po’
mi dicono che la cucina è già chiusa. Proseguo allora per Agulo dove mangio un
panino dopo una veloce passeggiata per il paesino. Posto dalle strade molto
strette e tortuose dove far passare una macchina è un’impresa, infatti ho
lasciato la mia sulla via principale. Il posto non mi colpisce poi molto,
complice forse il tempo. Da qui in poco raggiungo Hermigua dove ammiro Tenerife
sullo sfondo, con l’inconfondibile Teide che svetta. Torno indietro passando
però all’interno del parco. Arrivato alla pensione mi concedo una bella doccia
calda, ma non lunga in quanto il difetto che ha questo posto è che l’acqua
calda è data da un boiler elettrico molto piccolo, già da solo faccio fatica a
fare una doccia, in due non so come facciano… Vista la posizione impervia decido
di cenare ancora nello stesso posto della sera precedente.
Guarda le foto.
giovedì 28 gennaio 2016
El Hierro Spazzato dal vento
Decido poi di andare a fare un'altra escursione ad Arenas Blancas, un po' più a ovest, sempre sopra il mare imbizzarrito. La spiaggia non è proprio bianca, come suggerirebbe il nome, ma sicuramente è più chiara delle altre. Ovviamente non è il caso di fare il bagno oggi... Anche qui la passeggiata è piacevole, e non incontro nessuno lungo tutto il percorso. Quest'isola è davvero rilassante.
Rientro con calma al mio appartamento, esco per fare due passi in centro prima di una bella doccia rilassante...
Guarda le foto.
mercoledì 27 gennaio 2016
A passeggio per l'isola
Oggi cerco come primo punto il luogo di sosta della famosa
processione, il luogo si chiama Cruz de Los Reyes ed è in cima all'isola. Non
ci metto troppo tempo per trovarlo, le indicazioni sono buone. È una distesa
enorme alle pendici di questa croce, dove migliaia di persone possono
campeggiare prima di riprendere il viaggio verso la capitale. Trovo anche una
strana freccia o spada rossa che punta verso l’alto, che è il monumento al
Campesino. Dopo decido di fare una passeggiata di qualche ora, mi porterà a
passeggiare nella rigogliosa foresta dell’isola, ad ammirare il cratere di un
vulcano ed ovviamente La Laguna. Un po’ stancante ma appagante. Da qua mi
dirigo a Tamaduste nella zona nord-est dell’isola dove ammiro le onde
infrangersi sugli scogli, e successivamente vado ad ammirare lo stesso
spettacolo dove ho cenato la prima sera, e qui scopro per caso l’hotel più
piccolo al mondo, che si trova proprio dove si infrangono le onde. Un’altra
giornata è andata e sono davvero stanco. Sto facendo davvero tanti chilometri,
sia a piedi che in macchina!
Guarda le foto.
martedì 26 gennaio 2016
Meridiano Cero
Oggi parto un po’ così, non so ancora che fare ma prendo la
macchina e prendo la direzione di come l’ho parcheggiata. Come primo sosta vado
al Charco Azul, il mare è davvero nervoso oggi e non mi avvicino molto. La
signora ieri mi ha avvertito di non fidarmi troppo se il mare è mosso, è
abbastanza pericoloso verso nord, e qui sono decisamente verso nord! Lo
spettacolo è davvero molto bello e spesso vengo inumidito dall'acqua salata che
si infrange sulle rocce. Risalgo in macchina e mi dirigo verso ovest, vorrei
andare a vedere il santuario dove ogni quattro anni parte la processione dell’isola,
un evento che fa aumentare davvero di tanto le persone presenti. Mi fermo
svariate volte per fare delle foto o semplicemente per ammirare il panorama. La
strada è davvero tortuosa ed incontro poche auto. Ad un certo punto vedo la
deviazione per scendere ed andare a vedere il Faro de Orchilla, non ci penso un
minuto e comincio a scendere di quota su di una strada sterrata. La deviazione
è meritata, mi piace questo lato dell’isola, sarà che è la parte più a ovest e
l’ovest mi attira in particolar modo… Sulla via del rientro vedo una deviazione
per 4x4 e mi fermo, porta al meridiano zero, un meridiano punto di riferimento
prima di quello di Greenwich, allora abbandono l’auto e mi dirigo a piedi. In
una mezz'oretta raggiungo il punto più a
ovest del regno spagnolo. Sono contento. Sulla via del rientro raccolgo un
tedesco che fa autostop. Lo accompagno al più vicino centro abitato e nel
viaggio non è che parli molto, il suo inglese non è molto buono ed è un po’
confuso. Capisco che è qui per fare grandi passeggiate ma non si è informato
molto prima. Alla fine lo lascio e visto che ormai mi sono allontanato troppo
dalla chiesa decido di andare nel punto più a sud dell’isola: La Restinga.
Questo posto è famoso perché nel 2011 c’è stata una eruzione, sottomarina in
questo caso. Il posto è carino, ma ho fame. Giro un po’ e mi fermo a mangiare
in un bel posticino vista porto. Sbaglio e prendo due portate, una sarebbe
stata sufficiente… Dopo un bel giretto
mi dirigo verso il museo che qui logicamente è un centro di interpretazione
vulcanologica. Mi colpisce l’avanguardia della parte informativa dove si
controlla il flusso di informazioni con le mani ripresi da una telecamera che
riconosce i movimenti. Le informazioni sono davvero tante ed interessanti con
una miriade di video dell’eruzione e di tutte le fasi della stessa. Proseguendo
verso il secondo edificio si possono vedere le bocche da dove in passato sono
uscite delle colate. Nella seconda parte si può interagire con una serie di
tavoli interattivi, sembra di essere in un episodio di un telefilm americano.
Il tavolo sembra un gigante smartphone dove ingrandire, ridurre articoli di
giornali, guardare video. Qui parlano un po’ degli effetti sulla biosfera dovuti
all'eruzione che ovviamente ha seminato un po’ di morte con i suoi veleni ed
aumenti di temperatura ma in seguito la vita è tornata più rigogliosa di prima
grazie a ciò che l’eruzione ha lasciato.
Prima di rientrare mi fermo al Mirador de La Peña, dove c’è
una vista spettacolare della parte nord dell’isola sotto al ristorante.
Purtroppo il sole sta tramontando e non riesco a fare foto, sono troppo in
controluce… Anche oggi finisco la mia giornata davvero soddisfatto.
Guarda le foto.
lunedì 25 gennaio 2016
El Hierro!
Buongiorno El Hierro. Non appena mi alzo faccio colazione e
poi vado a saldare il debito con la proprietaria del B&B, ha un negozio
proprio sotto la mia stanza. Chiedo un po’ di informazioni per cosa vedere e
dove trovare un supermercato. Mi reco subito al rettilario, qui hanno degli
esemplari della lucertola data per estinta. Per fortuna negli anni settanta è
stata ritrovata una coppia di lucertole da una contadino, questi ha fatto
vedere gli esemplari ad uno studioso tedesco per caso lì e così nacque questo
posto. Ci sono ancora esemplari in libertà, ovviamente imboscati sui ripidi
pendii. Purtroppo in questo centro parlano solo spagnolo ed un po’ di tedesco,
ma alla fine capisco quasi tutto. In seguito visito i resti di abitazioni
utilizzate dalla popolazione un secolo prima, ed è possibile vedere l’evoluzione
delle case dato dal benessere che aumentava. Il piccolo villaggio è
interessante da vedere, ma lo è di più il condotto lavico su cui hanno
costruito il rettilario, ed è proprio grazie alla costruzione dell’edificio che
hanno scoperto la caverna. Praticamente è il percorso dove scorreva la lava
sottoterra prima di emergere, ed è anche piuttosto recente geologicamente
parlando. Si può visitare solo una piccola parte del condotto per via di una
strozzatura e della mancanza di ossigeno nel resto del condotto scoperto.
In questa struttura acquisto un biglietto valido in vari “musei”
dell’isola. Mi dirigo al secondo che non è altro che un museo sugli antichi
mestieri dell’isola. Interessante ma tre sale le vedo in poco tempo. Qui scopro
che il colorante cocciniglia proviene dall'insetto che ha lo stesso nome, o
meglio il contrario. Poi proseguo verso Árbol Santo Garoe, praticamente è un
luogo sacro dei vecchi abitanti dell’isola. È considerato tale perché qui era
possibile ottenere acqua potabile grazie alla pioggia verticale, fenomeno tipico
delle isole che ho visitato. Noi la chiameremmo nebbia, sono semplicemente le
nubi che arrivano da nord e si scontrano con la montagna, qui si crea condensa
contro le pareti e gli alberi e l’acqua scorre verso il basso e qui sono
presenti delle cisterne naturali che raccoglievano il liquido vitale. Ora c’è
un albero che non è l’originale, ma ha comunque 400 anni. Qui mi intrattengo a
chiacchierare con la gentile signora che sorveglia il sito, mi consiglia tante
cose da vedere e percorsi da fare a piedi. Da qui vado al vicino centro della
interpretazione della riserva e della biosfera, qui scopro che l’isola è
completamente autonoma per quanto riguarda l’energia elettrica, a quanto pare l’unica.
Essendo un’isola molto ventosa hanno costruito delle turbine eoliche che
inviano il surplus energetico alla centrale idroelettrica composta da due
bacini, consentendole di inviare acqua al bacino superiore . L’energia
accumulata viene sfruttata quando il vento non è abbastanza forte per fornire
energia all'isola. Se non c’è né vento né acqua hanno una centrale
termoelettrica di backup. Qui ammiro anche la biosfera e le zone di riserva che
hanno qui ma anche sulle altre isole. Devo dire che sono molto attenti all'ambiente
e per questo mi piacciono sempre di più queste isole. Rientro per farmi una
bella doccia, e ne approfitto per chiedere dove andare a cena e vengo
indirizzato ad un posto caratteristico. Mangio dell’ottimo pesce ed ascolto le
onde infrangersi abbastanza vicino, meraviglioso! Un’isola bellissima e
tranquilla!
domenica 24 gennaio 2016
Coast to coast
Oggi devo lasciare il primo hotel e devo prendere il primo
traghetto, la destinazione è l’isola di El Hierro. Dopo aver lasciato le chiavi
faccio un paio di acquisti e mi dirigo verso il porto di Los Cristianos . La
strada che scelgo però non è la più veloce, ma la più alta. Passo alle pendici
del Teide e rifaccio parte della strada di un paio di giorni fa. Questa volta
però passo sotto il vulcano. La strada è bellissima, c’è un po’ di traffico ma
è domenica. Mi fermo alcune volte lungo la strada, non mi fermo sotto al
vulcano, c’è traffico e ci andrò al mio rientro sull’isola. Ora è solo una gita
lungo queste strade lunari, ed il pensiero torna sempre lì, due ruote… Un
inverno spedirò la moto qua e mi farò dei gran giri su e giù per queste strade!
Uscito dal cratere inizio a scendere verso il porto, rientro
nel bosco. Arrivo al porto con un ampio margine di anticipo, vedo attraccare il
traghetto per La Gomera che dovrà liberare il molo per far attraccare quello
che mi porterà a El Hierro. L’imbarco è un po’ una sfida, si deve far un giro
strano per posizionare la macchina all'interno. Il tragitto è un po’ mosso, ma
attracchiamo puntuali. La via per risalire verso la capitale dell’isola è
davvero buia, c’è un mucchio di traffico a causa dei camion che sono i primi a
sbarcare. Senza problemi raggiungo la mia base sull'isola, ma devo chiamare
perché non c’è nessuno. Mi danno le chiavi, prima di lavarmi provo a cercare
dove mangiare, ma il locale sponsorizzato dal B&B mi respinge anche se
avrebbe dovuto chiudere mezz'ora dopo, non ho abbastanza padronanza della
lingua per stare a discutere. Mangio qualcosa che ho preso con me e mi vado a
riposare, sono curioso di vedere l’isola!
Guarda le foto.
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